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SONO una evoluzione di quelli naturali che si manifestano con piccole fiammelle bluastre fluttuanti in zone particolari: quelli sipontini sono fiamme alte e impetuose, che si levano distruttrici nelle campagne come in città. In comune hanno l’origine misteriosa, spesso associate a favole popolari. Dei fuochi fatui si è occupata abbondantemente la letteratura da Shakespeare a La Rochelle, di quelli sipontini la cronaca. E sono diventati una costante ormai presente in misura sempre più pesante e preoccupante. Allarmante. Nelle campagne, nei boschi, nelle vie e nelle piazze cittadine. Nei primi a distruggere vegetazione, animali e quant’altro di naturale; nelle seconde in particolare le automobili.
LE FIAMME impetuose, rosseggianti, divoratrici di tutto quanto incontrano sul loro incedere incontenibile. Un disastro contro il quale non si è riusciti ad opporre misure valide a fermarlo. In questi giorni quel fenomeno si è riproposto in tutta la sua drammaticità devastante. Un’area di inestimabile pregio naturalistico, dove la biodiversità celebrava i suoi fasti, è finita completamente bruciata, distrutta al punto da non riconoscerla. Quell’oasi di bellezza e di inno al creato, è stato trasformato in una landa lugubre e arida. Tutto quanto era meravigliosamente vivente in termini di vegetazione e di esemplari di animali, in particolare volatili, cancellato.
NON MENO orribili le fiamme che si levano nell’abitato. Bersaglio preferito le indifese automobili parcheggiate lungo le strade cittadine. Manfredonia tra le sue “tradizioni”, annovera anche quella dell’incendio facile delle automobili: spesso le fiamme da quella designata si propagano anche alle vicine e spesso anche ai fabbricati.
FUOCHI “fatui” sipontini contro cui non si può fare niente? Rimanere a fare la conta dei danni e magari aspettando il prossimo round?
DOPO questi ultimi fattacci incendiari, la scossa è stata rabbiosa: nelle autorità istituzionali, nel popolo ai vari livelli. La conseguenza è stata la corsa a riunioni, incontri, assemblee e via discorrendo. Iniziative che denotano una preoccupazione seria e diffusa. Le disamine a furor di popolo, ma anche istituzionali presso la Prefettura di Foggia, hanno evidenziato che tanto per gli incendi nelle campagne, quanto in città (speculazioni pseudopolitiche, strumentali e sterili fini a sé stesse, a parte), non esistono dispositivi che in qualche modo funzionano da allarme. Quando il fuoco divampa è già tardi. L’intervento del variegato apparato di soccorso (Vigili del fuoco, Croce rossa, forze dell’ordine, Canadair, volontari e così via, con il coordinamento della autorità comunali) che si mobilita coraggiosamente, può solo cercare di arginare il danno. Che il più delle volte non riesce.
PER FERMARE i criminali che disinvoltamente appiccano le fiamme, occorre ben altro. Le ragioni e le logiche che armano quelle mani scellerate, sono ben più profonde e motivate. Riconducibili ad un diffuso status di sofferenza sociale-economica, nel quale gioca determinante la carenza di quegli apparati riconducibili alla sicurezza pubblica, ben noti “in alto loco” per essere stati tante volte richiamati. La questione dei Canadair scandalosamente assenti dalla Puglia, è solo un particolare.
NON c’è da inventare nulla: c’è solo da calarle nella realtà contingente. L’auspicio, ma è più un giustificato reclamo che sale ormai irrefrenabile dalla gente, è pertanto quello di dotare il territorio di quelle presenze umane e tecniche che lo rendano al passo dei tempi, che ne garantiscano la legalità in tutte le sue forme. Non c’è tempo da perdere.
Michele Apollonio


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