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Sarà ricordato negli anni a venire come il grande incendio di Lago Salso, quello ha colpito il gioiello naturalistico di Manfredonia. L’incendio ha devastato centinaia di ettari di habitat naturali. Un disastro senza precedenti, che si prospetta come il più grave nella storia dell’Oasi e che solleva, secondo il Wwf di Foggia, pesanti interrogativi sulla gestione e la prevenzione antincendio dell’area, da ormai sei anni sotto la responsabilità del Parco del Gargano a guida Pazienza, tramite la società di gestione posta in liquidazione nel 2019.
Il rogo, innescato nel pomeriggio di venerdì 18 luglio, è partito da nuovi focolai lungo la strada provinciale Manfredonia-Zapponeta, dopo che un primo innesco mattutino era stato prontamente domato dagli operatori dell’Arif. Questa volta, le fiamme hanno rapidamente investito la parte valliva dell’Oasi, propagandosi con forza attraverso i 500 ettari di canneto. Nonostante l’intervento dei canadair, sospeso al tramonto, l’incendio si è esteso durante la notte all’adiacente riserva di Frattarolo, domato solo
Una prima stima provvisoria indica almeno 800 ettari di aree naturali bruciate, con conseguenze drammatiche per la fauna locale. La valutazione dettagliata dei danni sarà possibile nei prossimi giorni, ma la gravità dell’accaduto, secondo il Wwf, impone una riflessione urgente.
“L’Oasi Lago Salso, istituita grazie alla lungimiranza del compianto presidente del Parco del Gargano Matteo Fusilli e dell’allora sindaco di Manfredonia Gaetano Prencipe, è stata in passato teatro di numerosi incendi. Tuttavia, mai si era raggiunta una tale distruzione”, osservano dal Wwf. Precedentemente, i focolai dalla strada provinciale non riuscivano a penetrare nella zona umida grazie agli elevati livelli idrici e alla vegetazione umida. Questa volta, la situazione è stata drammaticamente diversa, con il fuoco che si è sviluppato con grande forza proprio nella parte più profonda della zona umida.
È perciò fondamentale, secondo il Wwf, ottenere risposte chiare su alcuni aspetti. “Come sono stati mantenuti i livelli idrici all’interno dell’Oasi in questi anni? Sono stati contrastati efficacemente i prelievi abusivi di acqua, una problematica ricorrente nella stagione estiva? Il servizio di sorveglianza, in passato garantito dalla collaborazione con l’ARIF, è stato attivato quest’anno? Se sì, perché non ha funzionato adeguatamente? Il punto di approvvigionamento idrico per le autobotti della protezione civile, un tempo attivo all’ingresso dell’Oasi, era funzionante al momento dell’insorgere dei primi focolai? Sono state attuate le ordinarie misure di prevenzione incendi, considerando l’importanza e la vulnerabilità di quest’area protetta?”, sono questi gli interrogativi dell’associazione ambientalista. “A queste domande è chiamato a rispondere con urgenza il prof. Pasquale Pazienza, la cui promessa di una ‘nuova stagione’ per l’Oasi al momento della messa in liquidazione della società di gestione, sei anni fa, appare oggi tragicamente disattesa – scrivono dal Wwf Foggia -. Al ministero dell’Ambiente si chiede di avviare finalmente un’indagine seria e approfondita sulla gestione dell’Oasi avvenuta in questi anni. Si richiede, infine, che il Comune di Manfredonia, in quanto proprietario dell’area, ne rientri immediatamente in possesso, dando finalmente esecuzione ai provvedimenti già adottati anni fa dai commissari prefettizi. È giunto il momento di definire, una volta per tutte, un modello gestionale chiaro e sostenibile per l’Oasi Lago Salso, un patrimonio di inestimabile valore non solo per i manfredoniani, ma per l’intero Paese”.

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