«Perché il fatto non costituisce reato»: è la motivazione della sentenza emessa dal Tribunale di Foggia nei confronti di Francesco Pesante, dirett

«Perché il fatto non costituisce reato»: è la motivazione della sentenza emessa dal Tribunale di Foggia nei confronti di Francesco Pesante, direttore de “l’Immediato”, noto e accreditato giornale on line, portato in Tribunale da una querela avanzata da un consigliere comunale di Mattinata del 2018 allorquando il Comune della cittadina garganica venne sciolto per mafia.
Il consigliere comunale, attraverso l’avvocato Alberto Ciuffreda, ha accusato il giornalista di diffamazione a mezzo stampa per aver pubblicato un articolo col quale dava notizia dello scioglimento del Comune di Mattinata richiamando passaggi salienti delle motivazioni considerate dalle autorità preposte, alla base dello scioglimento. Fra queste anche un episodio che tirava in ballo per l’appunto il querelante.
Una situazione alquanto controversa dibattuta in Tribunale in sede di discussione della causa. La difesa del giornalista, sostenuta dall’avvocato Pierpaolo Fischetti, ha dimostrato, attraverso il richiamo e l’analisi di una fitta documentazione testimoniale, che l’articolo in questione aveva riportato pedissequamente fatti, circostanze e persone citate nel decreto di scioglimento del Comune di Mattinata. Di qui la decisione del Magistrato di piena assoluzione dalle accuse mosse al giornalista Francesco Pesante.
Ancora una volta la Magistratura è stata chiamata a chiarire quel che probabilmente con una più serena considerazione dei fatti, non avrebbe consigliato di adire le vie legali. Una prassi, occorre rilevare, forse fin troppo abusata in specie nei confronti dei giornalisti, costretti spesso, loro malgrado, a riportare, in ossequio a quel diritto di cronaca e di critica sancito dalla Costituzione italiana, fatti anche scabrosi e poco edificanti.
Mic. Ap.


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