IL MARE. Il mare che unisce. Il mare che divide. Il mare che produce. Il mare mortificato. Il mare che accarezza. Il mare tradito. E così via, in un

IL MARE. Il mare che unisce. Il mare che divide. Il mare che produce. Il mare mortificato. Il mare che accarezza. Il mare tradito. E così via, in una altalena di considerazioni e riflessioni agrodolci suggerite dal mare, quello splendido che disegna il golfo adriatico abbracciato dal Gargano, che prende il nome dalla città adagiata sulla sua docile sponda. Il rapporto tra Manfredonia e il mare è stato storicamente centrale per l’economia, la cultura, e l’identità della città. Un mare che ha offerto agli eredi del lungimirante svevo re Manfredi, tante opportunità che l’hanno resa ricca e prosperosa tanto da trasformare l’iniziale borgo di pescatori, in un affollato centro industrial-commerciale di rilevanza nazionale. Almeno fino ad un certo punto.
LA LINEA di tendenza del grafico che fissa lo scorrere delle vicende che hanno cesellato la storia di Manfredonia nell’ultimo mezzo secolo, è decisamente ascendente. La crescita e la prosperità della città la si è toccata con mano. Tutto è andato a gonfie vele. La tradizionale pesca passata dalle barche removeliche alle impegnative motopesca; l’approdo delle industrie calate dal nord; si è costruito un nuovo grande porto industriale; il turismo valorizzava il litorale del golfo e si dotava di un porto turistico straordinario;
la città si espandeva di nuovi quartieri e si arricchiva di luci e lustrini. L’economia prosperava.
POI d’improvviso quella linea di tendenza del grafico, si è impennata e ha invertito la rotta verso giù. Quel bel quadro a colori vivaci, si è oscurato. Tutto è diventato difficile. Manfredonia ha preso a perdere pezzi. A cominciare dai suoi giovani, la speranza del futuro. Il “sipontino” Lucio Dalla cantava “Come è profondo il mare” e aggiungeva “E’ inutile, non c’è più lavoro, non c’è più decoro”. Sintesi illuminata di una situazione contrassegnata peraltro da avvilenti quanto colpevoli rovesci politico-amministrativi.
LA REALTA’ che offre Manfredonia è a dir poco preoccupante. Dai vari settori che sostengono l’economia cittadina e della gran parte del territorio, si susseguono segnali sconfortanti. Esempio eclatante e sintomatico di una realtà che va cambiando, è la pesca, l’attività storica manfredoniana. Era arrivata ad esporre oltre cinquecento pescherecci, la flotta più numerosa dell’Adriatico con quel che segue in termini di occupazione e economia indotta: si è ridotta a meno di duecento barche. Il mercato ittico ricostruito grande e funzionale, praticamente chiuso, inoperoso. Il pescato prodotto disperso in mille rivoli al buio.
UN SETTOTRE al collasso anche a causa di politiche non sempre adattabili a realtà diversificate, sostenute da pesanti sanzioni insopportabili da operatori di una attività sempre più in declino, vessata da sanzioni di ogni genere che mortificano il buon pescatore. Non solo riguardanti la stretta attività di pesca, ma anche quella riferita all’ecosistema marino, universalmente compromesso per tante concause ben riconosciute e ascrivibili a ben noti fattori inquinanti, ma che responsabili pare siano solo i pescatori “rei” di raccogliere i rifiuti che finiscono nelle reti e di portarli a terra dove però non sono stati predisposti i necessari contenitori. Le contraddizioni inspiegabili.
IL PORTO peschereccio, quello storico, propaggine del centro cittadino, sempre più trascurato. Il dragaggio è mezzo secolo che non viene eseguito. Non c’è un piano regolatore portuale. Ma c’è un progetto (sulla carta) di ampliamento e potenziamento. Sulla banchina di Tramontana è stato costruito un “Villaggio del pescatore”, ma è chiuso, inoperoso. Quelle risorse potevano servire per altre necessità pratiche. La pesca grande risorsa storica, pilastro dell’economia cittadina, ha perso la sua funzione strategica. E’ mancata (non c’è mai stata) una politica integrata col territorio.
CON IL TURISMO e la balneabilità, ad esempio. Gli impianti balneari sono la punta di diamante di un turismo marinaro ad uso prossimità; mentre il grande e funzionale porto turistico è diventato un rifugio per lo struscio cittadino. Incoraggia il successo della scuola di vela per ragazzi del Gargano Sailing. Il mare, insomma, non è solo una risorsa naturale, ma una parte fondante della identità storica, economica, culturale di Manfredonia.
IL MARE altresì basilare attrattore industriale. Un settore che ha conosciuto grandi exploit, seguiti da cocenti delusioni. E’ rimasto, come sentinella del mare e delle sue potenzialità operative, il “bacino alti fondali” con il suo lungo collegamento su palafitte, con le aree retroportuali. E’ noto come “porto industriale” che naturalmente ha seguito gli alti e bassi delle attività imprenditoriali. Sono in corso opere per 120 milioni di euro per la sua “rifunzionalizzazione” in vista di un suo ruolo importante nei traffici nel Mediterraneo.
UN BARLUME di speranza ben fondata nella feconda storia di questo golfo che unisce ad uno spiccato fascino paesaggistico, una attitudine operativa di larga veduta, rimasta colpevolmente inespressa per la mancanza della dovuta attenzione e lucido interesse dei preposti non solo locali.
Michele Apollonio


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