Bollette idriche, il Tar boccia Acquedotto Pugliese: restituisca 28 milioni ai cittadini

Quanto vale la storica sede dell’Acquedotto Pugliese in via Cognetti, ormai meta di visite guidate per la sua indubitabile bellezza? Una cinquanti

VINO: COLDIRETTI PUGLIA, PANIERE IG VALE 631MLN EURO; PUGLIA SECONDA REGIONE D’ITALIA PER VENDITE IGP
Piano Strategico della Puglia, i filoni turistici e i flussi che si muovono. “Non siamo più solo turismo balneare”
Il meglio della provincia di Foggia/ San Giovanni Rotondo capitale dell’accoglienza, tra spiritualità ed eccellenze del territorio

Bollette idriche, il Tar boccia Acquedotto Pugliese: restituisca 28 milioni ai cittadini

Quanto vale la storica sede dell’Acquedotto Pugliese in via Cognetti, ormai meta di visite guidate per la sua indubitabile bellezza? Una cinquantina di milioni di euro, se – per ipotesi – qualcuno decidesse di venderla. Ma è una cifra che non può essere utilizzata per pesare il valore dell’azienda, perché quell’immobile – insieme a tutte le altre attrezzature che compongono la società – è stato ceduto gratis dallo Stato al momento della privatizzazione. La spiegazione è grossolana, ma è questo il motivo per cui Aqp dovrà restituire ai pugliesi 28 milioni di euro: sono i soldi versati in più dai pugliesi sulle bollette del 2023, soprattutto «per colpa» (diciamo così) del palazzo del quartiere Umbertino. Soldi che ora dovranno essere messi a conguaglio.

Lo ha stabilito una sentenza con cui il Tar della Lombardia ha respinto il ricorso di Acquedotto Pugliese contro le due delibere dell’Autorità idrica pugliese che hanno fissato le tariffe dell’acqua: una per gli anni 2022-2023, l’altra per il biennio successivo. Delibere che sono state «corrette» dall’Arera (l’Authority del sistema idrico) proprio per via dell’«errore» sulla valutazione del palazzo. I numeri precisi sono negli allegati alle delibere, curiosamente spariti dal sito dell’Aip (la pubblicazione è obbligatoria).

Ma cosa c’entra il valore di un palazzo con le bollette? Le tariffe idriche vengono determinate in base a una formula molto complessa che tiene conto di una serie di parametri: dal costo dell’energia elettrica agli investimenti previsti nel periodo considerato. Tra i costi c’è la remunerazione del capitale, e dunque bisogna considerare le immobilizzazioni materiali che però – secondo il metodo tariffario – vanno valutate al «costo storico». Invece, secondo l’Arera, Aqp aveva inserito il valore degli immobili rivalutato: per questo l’Autorithy è intervenuta ricalcolando la tariffa, ed eliminando le immobilizzazioni «non valorizzate sulla base del criterio del costo storico»

COMMENTI

WORDPRESS: 0