La Puglia è terza in Italia per ecoreati: è prima per inquinamento ambientale e numero di arresti

L’analisi dei dati trasmessi nel periodo 2015-2024 a Legambiente dalle forze dell’ordine e delle capitanerie di porto, ha consentito di tracciare

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L’analisi dei dati trasmessi nel periodo 2015-2024 a Legambiente dalle forze dell’ordine e delle capitanerie di porto, ha consentito di tracciare un primo bilancio dell’applicazione, nelle attività d’indagine, della legge 68 del 2015, che ha introdotto i delitti contro l’ambiente nel codice penale ed ha riformato, in maniera significativa, il sistema sanzionatorio degli illeciti amministrativi e penali previsti nel Testo unico ambientale (D.Lgs 152/2006).

Da un lato si introducevano, finalmente, dopo un’attesa durata 21 anni, sanzioni adeguate per quei crimini, dall’inquinamento al disastro ambientale, fino ad allora sostanzialmente impuniti e se ne prevedevano di nuovi, come l’omessa bonifica e l’impedimento al controllo. Dall’altro, grazie alle procedure di estinzione delle contravvenzioni ambientali previste dall’art. 318 bis del D.Lgs 152/2006 si innescava un processo “deflattivo” all’interno di un sistema giudiziario spesso “intasato” da procedimenti destinati quasi sempre alla prescrizione, senza alcun beneficio per l’ambiente.

I risultati parlano chiaro: da giugno 2015 a dicembre 2024 sono stati effettuati 21.169 controlli che hanno portato all’accertamento di 6.979 reati, alla media di un illecito penale ogni 3 verifiche fatte. Le persone denunciate sono state 12.510, e quelle arrestate 556. Ad essere particolarmente significativo è anche il valore economico dei 1.996 sequestri effettuati: si tratta di ben 1,155 miliardi di euro. I delitti contro l’ambiente nel Codice penale.

La classifica regionale
L’analisi aggregata dei dati relativi ai due “assi” della legge 68 del 2015 (delitti contro l’ambiente nel Codice penale e riforma del sistema sanzionatorio previsto nel Testo unico ambientale) conferma, come numero di controlli effettuati (4.178), reati (1.440) e sequestri (382, per un valore di oltre 209 milioni), il primato della Campania negli illeciti penali contro l’ambiente accertati. Non mancano, relativamente all’applicazione della legge 68, le sorprese, rispetto alle tradizionali classifiche sull’illegalità ambientale pubblicate nel ‘Rapporto Ecomafia’. Al al secondo posto, con 726 reati, si colloca infatti la Sardegna, che occupa la prima posizione sia per le persone denunciate (1.627) che per i reati (179) relativi alla violazione del Codice di responsabilità degli enti, il D.lgs 231 del 2001, una regione già segnalata comunque in crescita anche nei dati complessivi del rapporto del 2024. Al terzo posto figura la Puglia (540 reati, prima, però, come persone arrestate (100) e per reati di inquinamento ambientale (260).

 

I delitti ambientali
L’analisi dei dati relativi al primo “asse” della legge 68, ovvero l’introduzione nel Codice penale del Titolo VI bis, intitolato ‘Dei delitti contro l’ambiente’, vede al primo posto nelle diverse voci monitorate, tranne quella degli arresti, il delitto di inquinamento ambientale (art. 452 bis) che, vale la pena ricordarlo, prima di questa riforma di civiltà non era neppure contemplato nel nostro Paese, pur essendo una piaga purtroppo diffusa: 5.506 i controlli effettuati, con 1.426 reati, 2.768 persone denunciate, 136 ordinanze di custodia cautelare e 626 sequestri, per un valore di oltre 380 milioni di euro.

Il secondo delitto ambientale oggetto delle indagini svolte in questo decennio è quello di attività organizzata di traffico illecito di rifiuti (art. 452 quaterdecies) che, però, è stato recepito nel Codice penale solo nel 2018, essendo già previsto dall’art. 260 del Testo unico ambientale che aveva “ereditato” l’art. 53 bis del cosiddetto decreto Ronchi, in vigore dal 2001. Si tratta, insomma, del primo delitto contro l’ambiente frutto del lungo lavoro di ricerca analisi e denuncia avviato da Legambiente con la pubblicazione nel 1994 del primo ‘Rapporto Ecomafia’. Sulla base dell’art. 452 quaterdecies sono stati effettuati 1.790 controlli, che hanno portato all’accertamento di 964 reati (con un’incidenza del 54%), 2.711 persone denunciate, 305 arresti e 475 sequestri, per un valore di oltre 168 milioni di euro. Colpisce, per la gravità del delitto e la complessità delle indagini, il dato relativo al disastro ambientale (art. 452 quater), che in questo decennio di applicazione della legge 68 è stato contestato per 228 volte, con 737 persone denunciate, 100 ordinanze di custodia cautelare e 180 sequestri, per un valore di oltre 85 milioni di euro.

Seguono in questa classifica l’art. 452 quinques del Codice penale, relativo ai delitti colposi contro l’ambiente, con 107 reati e 152 persone denunciate, l’impedimento al controllo (art. 452 septies), con 94 reati e 209 persone denunciate, e l’omessa bonifica (452 terdecies), con 42 reati e 54 denunce, due fattispecie completamente nuove nel nostro sistema penale ma molto significative per le loro implicazioni con il ruolo delle imprese. Per il delitto di traffico e abbandono di materiali ad alta radioattività (art. 452 sexies) a fronte di 391 controlli sono emersi 26 reati, con 40 persone denunciate e 3 arresti.

L’ultimo dato su cui riflettere, per le implicazioni con la salute delle persone, è quello relativo all’art. 452 ter del Codice penale (morte o lesioni come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale) con 19 reati.I nuovi delitti previsti dalla legge 68 prevedono, tranne il caso, paradossale e a cui porre quanto prima rimedio, dell’omessa bonifica, le sanzioni previste in materia di responsabilità delle persone giuridiche, quando non viene rispettata la legge 231, che ha introdotto il “Codice di responsabilità degli enti”. Anche in questo caso i numeri sono molto significativi: a fronte di 844 controlli ci sono state ben 711 reati contestati, con un’incidenza di circa l’85%, le denunce sono state ben 1.561 e 78 i sequestri, per un valore di circa 335,9 milioni di euro.

La riforma della disciplina sanzionatoria del Testo unico ambientale
La riforma della disciplina sanzionatoria del Testo unico ambientale 3 Il secondo ‘asse’ della legge 68 2015, è quello relativo alla nuova disciplina sanzionatoria prevista dalla parte Sesta-bis del Testo unico ambientale, che rappresenta poco più del 50% delle attività di controllo svolte dalle forze dell’ordine e dalle capitanerie di porto. Dato che conferma quanto sia stata importante quella riforma per incidere su un sistema, relativo agli illeciti amministrativi e penali di minore gravità, che dimostrava da tempo la sua scarsa efficacia.

Da giugno 2015 a dicembre 2024, a fronte di 11.156 controlli effettuati sulla base dell’art. 318 bis, sono stati contestati 3.361 reati, con 4.245 persone denunciate, tre ordinanze di custodia cautelare e 553 sequestri, per un valore di 159,7 milioni di euro. Il meccanismo previsto per l’eventuale estinzione dei reati ha visto 794 prescrizioni impartire (art. 318 ter) e 510 adempimenti (318 quater).

Nell’applicazione di questa parte specifica della legge 68 un ruolo decisivo viene svolto dalle agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente, i cui risultati vengono pubblicati ogni anno, grazie al lavoro di analisi curato dall’Ispra, nel ‘Rapporto Ecomafia’ di Legambiente. Dal 2018 al 2024 sono state emesse ben 8.092 prescrizioni (relative in particolare ad emissioni in atmosfera, rifiuti, scarichi e autorizzazioni integrate ambientali), delle quali 5.893 sono state ottemperate e ammesse al pagamento, a cui si aggiungono altre 2.690 ammissioni a pagamento per condotta esaurita o adempimento spontaneo.

Questa riforma, introdotta con la legge 68, oltre a “decongestionare” il sistema giudiziario da procedimenti relativi a illeciti penali di minore gravità, ha consentito di incassare nel Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, dal 2018 al 2023, oltre 33 milioni, da utilizzare interamente, anche per le somme recuperate prima dell’entrata in vigore del decreto del ministero dell’Ambiente n. 36 del 2022 sulla loro destinazione, al rafforzamento delle attività di controllo svolte dalle stesse Agenzie regionali e provinciali in materia di protezione ambientale.

 

 

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