Capo d'Orlando città generosa: a Gino Paoli ha dato una canzone, ai suoi abitanti un elisir anticancro. Dopo un mese sulla spiaggia del comune mes

Capo d’Orlando città generosa: a Gino Paoli ha dato una canzone, ai suoi abitanti un elisir anticancro. Dopo un mese sulla spiaggia del comune messinese, a far la spola “avanti e indietro dalle Eolie” in motoscafo, a mangiare cotto “sul braciere il pesce che si pescava”, nei primi anni Sessanta Paoli trovò l’ispirazione per comporre di getto ‘Sapore di sale‘, evergreen dei tormentoni estivi, colonna sonora del film cult con cui vent’anni dopo Carlo Vanzina sbancò al botteghino. Del ‘confino dorato’ siciliano, seguito a una serata in un locale “fatto da ricchi signori di là”, il cantautore oggi 90enne ha parlato in diverse interviste. Ma se 4 settimane trascorse su quella riva tirrenica vista isole hanno regalato all’artista le emozioni per scrivere una hit senza tempo (dedicata forse al suo amore di allora Stefania Sandrelli), una vita passata a Capo d’Orlando offre ai suoi cittadini un dono ancora più speciale: un rischio di morire di cancro ridotto del 10,2%.E’ il dato svelato da una ricerca condotta da Federica Cristiano, specializzanda in Farmacologia all’università di Messina e vincitrice di una borsa di studio bandita da Coop Servizi sociali per sostenere il progetto ideato dall’internista Antonino Mazzone, un figlio di Capo d’Orlando. Obiettivo: “Capire i numeri del cancro nella mia terra”. Sui risultati dell’indagine, nella serata di ieri, 2 maggio, si sono accesi i riflettori del Teatro allo Scalo di Capo d’Orlando che ha ospitato il convegno ‘Oncologia e Servizio sanitario nazionale: i dati Istat su Capo d’Orlando e le sfide per il futuro’. Già presidente Fadoi (società scientifica di medicina interna) e attuale direttore del Dipartimento medico dell’Asst Ovest Milanese di Legnano, Mazzone ha coordinato l’evento a cui sono intervenuti Lorenzo Maffioli, direttore generale dell’Istituto romagnolo per lo studio dei tumori ‘Dino Amadori’ – Irst Irccs di Meldola (Forlì-Cesena); Antonio Parenti, direttore Salute pubblica, Cancro e Sicurezza sanitaria, direzione generale Sante della Commissione europea, e Giuseppe Sindoni, dirigente del Servizio per la cybersicurezza Istat. Presenti diversi rappresentanti delle istituzioni locali; moderatori i giornalisti Giuseppina Paterniti (già direttrice del Tg3) e Marco Lanza (ex La7).
“I dati emersi mostrano chiaramente che la mortalità per tumori a Capo d’Orlando, e più in generale in Sicilia, è inferiore rispetto alla media nazionale”. Nella località messinese, in particolare, “si registra una riduzione di oltre il 10% della mortalità per tutte le neoplasie rispetto al dato italiano”. Perché? “Principalmente per 2 fattori”, risponde il medico. “Oltre a una partecipazione attiva e consapevole ai programmi di screening oncologico”, il segreto sono “stili di vita più salutari“, aiutati da un paniere di prodotti “iconici” per chi come Mazzone li conosce da sempre. Ingredienti “miniera di vitamina C, acidi grassi omega-3 e proteine nobili”: un olio Evo di qualità, limoni da festival (la Limun’aria che ogni primavera colora il paese), pesce azzurro celebrato da una sagra ospitata dalla piazzetta di San Gregorio. Il borgo che fece da culla a ‘Sapore di sale’.
Lo ‘Studio di prevalenza delle malattie oncologiche come causa di morte nel territorio del Comune di Capo d’Orlando. Confronto con dati regionali, nazionali ed europei‘ – questo il titolo della ricerca – si è basato su numeri Istat ed Eurostat e ha riguardato il periodo 2014-2021. Sette anni nei quali a Capo d’Orlando sono stati registrati complessivamente 1.057 decessi, il 58,3% tra gli uomini e il 41,7% tra le donne. I tumori hanno rappresentato la seconda causa di morte (27%) dopo le malattie cardiovascolari (40%); al terzo posto, a distanza, le patologie endocrinologiche e del metabolismo (7%). Fra i decessi per cancro, il 20% è riconducibile al tumore di bronchi e polmone, seguito dai tumori al colon (il 9% delle morti oncologiche), a seno e pancreas (7% rispettivamente), a prostata e stomaco (5% ciascuno). Quasi una morte per cancro su 2 (47%) è collegata invece ad altre sedi tumorali. Il tasso di mortalità oncologica maschile appare “sistematicamente superiore” a quello femminile, in linea – si precisa nell’elaborato – con “la letteratura epidemiologica che attribuisce tale differenza a fattori biologici, comportamentali e ambientali”. A prescindere dall’anno considerato, si evidenzia un progressivo incremento del tasso grezzo di mortalità per tutte le cause al crescere dell’età, con un aumento particolarmente marcato negli over 85.

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