Puglia al terzo posto in Italia per reati ambientali: lotta ad abusivismo e aggressione delle coste

Oltre 3mila reati ambientali in un anno compiuti in Puglia nel 2023, con la regione al terzo posto della classifica nazionale: è quanto afferma l'

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Oltre 3mila reati ambientali in un anno compiuti in Puglia nel 2023, con la regione al terzo posto della classifica nazionale: è quanto afferma l’ultimo report di Legambiente che segnala un aumento degli illeciti rispetto alla rilevazione precedente. 

La regione si piazza dietro Campania (3.095 illeciti penali e  Sicilia (3.061), Puglia (3.016) e Calabria (2.371). La Puglia, quindi ancora una volta sul podio con esattamente 3.016 reaticaccertati su 118.611 controlli effettuati: 3.212 le persone denunciate, 17 quelle arrestate, mentre 711 sono stati i sequestri effettuati.

Il ciclo illegale del cemento (dall’abusivism oedilizio alle occupazioni illecite del demanio marittimo fino alle cave fuorilegge), con 10.257 reati (+11,1% sul 2022) rappresenta da solo il 44,7% di tutte le infrazioni accertate nel 2023. In testa alla classifica regionale c’è la Campania con 1.531 reati accertati, quasi il 15% sul totale nazionale, +21,4% rispetto al 2022, così come di denunce, ben 1.710. Segue la Puglia, che ha anche il numeropiù alto di controlli (62.246) e di sequestri (368), con 1.442 reati (e 1.546 denunce e 2 persone arrestate), la Sicilia (1.180) e la Calabria (1.046 reati, +20,1%).

Al cemento lungo le coste si “sommano” l’abbandono e gli smaltimenti illegali di rifiuti, gli scarichi in mare e la “mala depurazione”. Primo posto in classifica per illeciti di questo tipo, spetta alla Campania anche se in leggera flessione (-2,3%) rispetto al 2022: 1.047 reati, più del 16% del totale nazionale, accompagnati dal record di persone denunciate, 1.121, di arresti, 43, di  sequestri effettuati, 561, e di sanzioni, il cui valore ha superato quota 108,6 milioni di euro. Al secondo posto si conferma la Puglia con 881 reati, (+57,3% rispetto al 2022), 994 persone denunciate e 15 arresti, seguita da Calabria, con 828 illeciti penali, +140,7%. La Sicilia (722 reati, +111,7%) passa dal quinto al quarto posto. Legambiente ricorda che la parte più significativa dell’illegalità si è concentrata nelle quattro Regioni a tradizionale insediamento mafioso, dove sono stati accertati 3.478 illeciti penali, pari al 54,6% del totale nazionale. Per quanto riguarda la pesca illegale, analizzando tutti gli illeciti, sia penali che amministrativi, in termini assoluti la Siciliaguida la classifica con 1.872 infrazioni, seguita da Puglia (1.264), Lazio (824) e Liguria (809).

“Anche quest’anno, a fronte dell’impegno quotidiano delle Capitanerie di porto e delle forzedell’ordine contro l’aggressione alle coste e al mare del nostro Paese, con il nostro report Mare mostrum – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ribadiamo l’esigenza di rafforzare il ruolo e le attività di competenza di tutte le istituzioni coinvolte, dai singoli Comuni alle Regioni e alle ARPA. La nostra associazione, da sempre impegnata in attività di monitoraggio e di volontariato, come quelle svolte grazie a Goletta verde, alle indagini Beach litter e alla campagna “Spiagge e fondali puliti”, avanza dieci proposte a Parlamento e Governo per tutelare in maniera più efficace lo straordinario patrimonio ambientale marino del Belpaese. Bisogna potenziare l’attività di demolizione degli immobili abusivi, e non prevedendo nuovi condoni, ammodernare e completare il sistema di fognature e depuratori, potenziare l’economia circolare e prevedere sanzioni più severe per la pesca illegale”.

“La lunga costa pugliese merita un’ attenzione e una cura diversa – ha dichiarato Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia – se da una parte registriamo l’impegno di tutte le forze dell’ordine confermate dai numeri di controlli e di sequestri effettuati per esempio in campo di abusivismo edilizio, dall’altro rimarchiamo che c’è un incremento importante dei reati. Questo significa che, alle situazioni ‘storiche’; come per esempio quella di Torre Mileto che fatica a trovare una soluzione, si sono aggiunti nuovi reati sulle nostre coste. Il ciclo del cemento illegale va ad aggravare il dissesto idrogeologico, trasforma i temporali estivi in inondazioni. L’aumento dei reati nel ciclo dei rifiuti è pari al 57, 3% e nella pesca illegale la Puglia occupa il 2° posto. Vanno messe in campo urgentemente misure efficaci: è infatti indispensabile che nella lotta all’abusivismo edilizio ci sia un supporto finanziario ai Comuni, alle procure e alle prefetture che eseguono le sentenze. Deve essere data piena attuazione alla normativa di recepimento della Direttiva 2019/883 relativa agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi e regolamentare in maniera stringente lo scarico in mare dei rifiuti liquidi (acque nere ed acque grigie, acque di sentina). Il lavoro importante fatto dalle Capitanerie di Porto per il contrasto della pesca illegale deve essere supportato con adeguati interventi normativi e sanzioni davvero efficaci. Tutti noi siamo tenuti a vigilare e preservare i nostri paesaggi costieri” .

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