Puglia, appalti della Protezione Civile: c’è l’informativa della Finanza

La ricostruzione dell’iter amministrativo degli appalti per l’emergenza, a partire da quello per costruire l’ospedale in Fiera del Levante, e i rappor

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Il mare delle Isole Tremiti e del Gargano è il più inquinato dalla plastica. È quanto emerge dalla prima relazione stilata da Greenpeace Italia che con la sua campagna “Difendiamo il mare” sta solcando tutto l’Adriatico. E purtroppo la maggiore concentrazione di plastica è stata riscontrata all’altezza del Gargano e della Riserva Marina delle Isole Tremiti. “Ci siamo imbattuti in uno scenario chooccante con enormi quantità di rifiuti” racconta Giuseppe Ungherese, responsabile di Greenpeace Italia. A poche ore dall’entrata in vigore della direttiva europea che blocca la vendita di materiali in plastica monouso, la campagna “Difendiamo il mare” dell’associazione ambientalista lungo il mare Adriatico denuncia ancora una volta l’inquinamento dei nostri mari. “Abbiamo rilevato picchi di contaminazione nella zona della laguna di Lesina e Varano – prosegue Ungherese – proprio in questa area dell’Adriatico, dove, per via della corrente marina caratterizzata da un grande vortice in senso antiorario dai Balcani verso l’Italia, l’inquinamento da plastica è particolarmente rilevante”. Greenpeace ha documentato la presenza di rifiuti in plastica al largo delle Isole Tremiti, dove l’impatto delle attività umane e dei cambiamenti climatici rischia di compromettere un ambiente marino unico e ricco di biodiversità. Durante la sua navigazione al largo dell’arcipelago, la spedizione di Greenpeace si è imbattuta in chiazze di materiale organico e rifiuti in plastica, come cassette in polistirolo, bottiglie, buste, sacchetti, guanti monouso e reti tubolari usate per l’allevamento delle cozze, a dimostrazione del fatto che l’inquinamento da plastica non ha confini e raggiunge anche un’area protetta come le Isole Tremiti.
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La ricostruzione dell’iter amministrativo degli appalti per l’emergenza, a partire da quello per costruire l’ospedale in Fiera del Levante, e i rapporti tra l’allora capo della Protezione civile, Mario Lerario, e i titolari delle imprese che potrebbero aver avuto una corsia preferenziale nell’assegnazione dei lavori forse (almeno in alcuni casi) in cambio di favori. È il tema dell’informativa finale che la Finanza ha depositato nelle mani del procuratore di Bari, Roberto Rossi, e dell’aggiunto Alessio Coccioli per tirare le file dell’inchiesta sul sistema Lerario.

La Procura dovrà dunque completare le valutazioni su quanto emerso in due anni di indagini che hanno passato al setaccio la gestione di quasi 100 milioni di euro, i soldi della Regione spesi per far fronte al Covid ma anche per la realizzazione delle sedi della stessa Protezione civile e anche per la ristrutturazione del teatro Kuursal. Tutte procedure gestite da Lerario, arrestato in flagranza a dicembre 2021 e da allora ai domiciliari dopo la condanna a 5 anni e 4 mesi per corruzione per le due tangenti prese da altrettanti imprenditori

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