Tempo di bilanci nel Foggiano. In Prefettura la conferenza stampa congiunta dei vertici delle forze dell’ordine, il questore Paolo Sirna e i comandant
Tempo di bilanci nel Foggiano. In Prefettura la conferenza stampa congiunta dei vertici delle forze dell’ordine, il questore Paolo Sirna e i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza, Nicola Lorenzon e Andrea Di Cagno. Padrone di casa, il prefetto Raffaele Grassi. In cima ai pensieri, la lotta alla mafia che nel 2019 ha fatto registrare una decisa spallata ai clan. “Operazioni hanno destrutturato le 28 cosche presenti in Capitanata” – ha detto Grassi.
Sirna ha parlato di un impegno costante, teso a “migliorare vivibilità e condizioni sociali e civili di questo territorio”. Ha ricordato gli scioglimenti per infiltrazioni della criminalità di alcuni comuni e le numerose interdittive antimafia (27 nel 2020, ndr). “Qui ci sono stati rinforzi strutturali. Lo Stato sta investendo tanto per la pubblica sicurezza. E molto è stato fatto dopo la strage di San Marco”. Sul Covid: “Abbiamo vissuto un anno inimmaginabile. Ci siamo ritrovati a dover controllare le persone per vedere se avevano una giustificazione per uscire di casa, mai lo avremmo pensato. Il virus ha creato una lunga serie di problematiche, soprattutto per chi possiede attività economiche ma devo dire che le proteste sono state sempre molto contenute da parte della cittadinanza. Ho notato un grande senso di responsabilità”.
I numeri, intanto, hanno fatto registrare un calo del 16% dei delitti in provincia di Foggia. Solo i furti sono diminuiti di un quarto rispetto al 2019. Quelli ai negozi scesi di un terzo. Nel 2019 sono state rubate 10 auto al giorno, quest’anno 7,5. Sono calate anche le rapine (23,55% in meno)”. Ma Sirna ha ricordato quella tremenda al bar “Gocce di Caffè”, costata la vita al 38enne foggiano Francesco Traiano, gestore dell’attività. “A riguardo le indagini sono molto avanti e contiamo di individuare i responsabili”. Il 2020 è stato però anche l’anno dell’aumento dei reati informatici, forse favoriti dalla pandemia.
Infine, il questore ha evidenziato il lavoro degli inquirenti sul fronte della lotta alla mafia. “Le ultime operazioni hanno portato a sentenze estremamente significative che intaccano un elemento di forza dei clan, il senso dell’impunità. E intanto aumentano le collaborazioni con la giustizia da parte delle vittime che finalmente stanno capendo che solo così si può sconfiggere la piaga della mafia”.
Lorenzon ha sottolineato il dato delle denunce che resta stabile rispetto all’anno scorso. “Alcune estorsioni le abbiamo scoperte grazie ai cittadini”, ha rimarcato il militare. Poi un altro numero significativo: 629, come i casi di codice rosso registrati nel 2020. Dopo l’istituzione di una legge ad hoc contro i maltrattamenti verso donne e minori, le forze dell’ordine hanno alzato il livello di attenzione intervenendo spesso e volentieri in seguito alla denuncia delle vittime. “Numeri che gli anni scorsi non c’erano perché la legge non c’era”.
Il finanziere De Cagno ha invece posto l’attenzione sull’impegno dei berretti verdi: “Abbiamo mirato a forme più gravi di evasione fiscale, senza tralasciare il contrabbando di alcol (quello sequestrato è stato donato per la lotta al Covid, ndr), la concorrenza sleale e la contraffazione. Continuiamo a seguire l’odore dei soldi per aggredire i patrimoni illeciti. Quest’anno si sono registrate varie misure contro i capiclan”.
Al termine, l’appello del prefetto Grassi alla comunità foggiana: “Siate controllori di voi stessi e abbiate maggiore responsabilità”, in riferimento ai casi di assembramento delle ultime settimane. Poi la chiusura sulla mafia: “In Capitanata ci sono 28 cosche. Il monitoraggio degli enti locali è senza soluzione di continuità, in tutti i comuni della provincia. Per fortuna la cittadinanza si sta svegliando e ci sono collaborazioni importanti. Qualcosa si muove anche nel mondo dell’imprenditoria ma la partita si vince solo se c’è coesione”
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