Olio, miracolo pugliese

Il miracolo pugliese. Il prezzo dell’olio extravergine d’oliva s’impenna: +40% rispetto all’anno scorso. «Sul fronte delle quantità, per la nostra

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Il miracolo pugliese. Il prezzo dell’olio extravergine d’oliva s’impenna: +40% rispetto all’anno scorso.

«Sul fronte delle quantità, per la nostra regione l’annata   olivicola 2014-2015, con un calo della produzione di olive superiore al 20% e un brusco ridimensionamento delle rese fino al 50%, è  di certo da dimenticare»,   commenta il presidente della Coldiretti di Puglia, Gianni Cantele. «Unica, ma senza dubbio inaspettata nota positiva – rileva – è l’andamento del mercato oleario. Se i prezzi all’ingrosso del prodotto vecchio si attestano sui 4,5-4,8 euro al chilo  (nel 2013, invece, erano stati toccati i 3,20-3,30 euro), forse i più alti degli ultimi 10 anni,  per il nuovo prevediamo remunerazioni ancora maggiori.

È la conseguenza – afferma Cantele – del forte calo produttivo e dell’intensificarsi dei controlli contro sofisticazioni e import selvaggio. Perché, nonostante siano ancora inapplicate – per l’inerzia della pubblica amministrazione e per l’azione delle lobby a livello nazionale e comunitario – le importanti modifiche alla disciplina introdotta dalla legge “Salva-olio”, approvata nel febbraio 2013 sotto il pressing della Coldiretti, i riflettori puntati sull’attività di prevenzione, repressione e contrasto alle frodi e di valorizzazione del vero made in Italy stanno dando frutti tangibili anche sul fronte dei prezzi».

Crolla la produzione mondiale – A crollare è tutta la produzione mondiale di olio di oliva che dovrebbe scendere (-17%) a 2,9 milioni di tonnellate per effetto del dimezzamento dei raccolti in Spagna (che, con  un quantitativo di meno di 1 milione di tonnellate mantiene il primato mondiale), ma anche del forte calo in Italia dove è appena iniziata la raccolta che dovrebbe confermare il secondo posto del Paese nonostante una riduzione del 30%».

Nel Salento il calo produttivo maggiore – Il Salento, già danneggiato dalla batteriosi della Xylella Fastidiosa,  accusa il calo quantitativo più sensibile. A confermarlo Antonio Pascali, imprenditore olivicolo-oleario di Vernole (Lecce). «Tutta colpa – afferma – del clima impazzito, del caldo primaverile, della  Xylella fastidiosa. Significative riduzioni si registrano anche nel Sud Est Barese e in provincia di Foggia. Il raccolto si prevede, invece, abbondante in Grecia. Discreta – conclude – la produzione in Portogallo e in Marocco: in entrambi i Paesi intorno alle 70mila tonnellate».

Andamento climatico instabile – Se la produzione spagnola ha sofferto per le scarse precipitazioni in Andalusia, in Italia e, soprattutto in Puglia, l’andamento climatico assai instabile con temperature primaverili persistenti e attacchi di mosca diffuse in tutta la regione, hanno ridimensionato le quantità, in un’annata di scarica. «In questo contesto il mercato europeo dell’olio di oliva con consumi stimati attorno a 1,85 milioni di tonnellate – lancia l’allarme Domenico Pelillo, imprenditore olivicolo-oleario di Palo del Colle (Bari) – rischia di essere invaso dalle produzioni provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente che non rispondono di certo ai medesimi standard qualitativi e di sicurezza alimentare obbligatori in Italia. I consumatori devono prestare molta attenzione all’etichetta che,  nascosta spesso sul retro della bottiglia e tempestata di scritte molto poco leggibili, deve riportare la dicitura “ottenuto da miscela di oli comunitari o extracomunitari”, se non siamo di fronte ad olio italiano al 100%».

Le miscele – Ed è proprio sulle miscele che si gioca gran parte del futuro dell’olivicoltura pugliese. «Contro il danno all’immagine che troppo spesso il nostro territorio e le nostre produzioni di qualità subiscono – dichiaraRiccardo Guglielmi, imprenditore olivicolo-oleario di Andria (Bat) – non si può che lavorare in maniera strategica e programmatica sull’immagine. Lo strumento c’è ed è rappresentato dalla Misura 133 del Psr (piano di sviluppo rurale, ndr) che ha ancora un’importante dotazione finanziaria non utilizzata, stimata in oltre 3 milioni di euro, che potrebbe essere finalizzata a promuovere il settore e a rilanciarne l’immagine».
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