Pagate tangenti per lavorare nell’indotto Fiat di Melfi”. Dure accuse del vescovo

 sindacati definiscono “sconcertanti” le dichiarazioni del Vescovo di Melfi sulla possibile esistenza di atti di corruzione e ricatto all’interno del

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 sindacati definiscono “sconcertanti” le dichiarazioni del Vescovo di Melfi sulla possibile esistenza di atti di corruzione e ricatto all’interno del polo dell’auto di San Nicola di Melfi. Secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, monsignor Gianfranco Todisco (in procinto di lasciare la diocesi per recarsi in Honduras), avrebbe dichiarato: “Ho saputo che alcuni giovani, pur di poter entrare a lavorare in alcune aziende dell’indotto Fca-Sata, sono stati costretti a pagare 5mila euro”. Una “pratica vergognosa” ha tuonato il vescovo, “rispetto alla quale non potevo tacere, non potevo restare zitto”. “Le persone che mi hanno detto questa cosa – ha aggiunto – sono persone degne di fede, di cui non dubito. C’è un modo di fare che non può andare avanti così. E’ impensabile che qualcuno debba pagare una tangente di 5mila euro pur di poter lavorare. Ed era necessario far capire cosa si nasconde ormai, a dove si è arrivati”.

“Se tali episodi corrispondono a verità, invitiamo il Vescovo ad esporre quanto prima denuncia in Magistratura, indicando i nomi di chi avrebbe commesso questa orrenda azione, a danno dei giovani senza lavoro”, ha dichiarato il segretario generale nazionale Fismic Confsal Roberto Di Maulo. La Fismic ha appena concluso il suo Congresso Nazionale, che ha avuto al centro del dibattito e delle decisioni l’impegno del Sindacato a favore del lavoro, sia attraverso le reali pari opportunità da fornire ai giovani sia attraverso un processo di formazione continua, unico strumento in grado di riportare al lavoro coloro che lo hanno perduto. Pertanto, è ritenuto ignobile qualunque ricatto nei confronti di chi cerca un posto di lavoro, sia esso effettuato sotto forma di estorsione di denaro o con azione di mobbing, spesso a sfondo sessuale. “Il nostro impegno per il lavoro è quindi pieno ed assoluto. Pensiamo che faccia bene il Vescovo a circostanziare meglio la sua denuncia e pertanto, se farà ciò, – prosegue il leader Di Maulo – noi saremo i primi a costituirci come parte civile contro tali ignobili mercanti di carne. Invitiamo inoltre la Magistratura ad aprire comunque un dossier alla luce di quanto dichiarato dal Vescovo di Melfi”. 

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